In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre,
senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo
per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva:
“Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho
riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché
non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.
E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?
Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.
Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Parola del Signore.
La forza, che in silenzio cambia il mondo e lo trasforma in Regno di Dio, è la fede e l’espressione della fede è la preghiera. Quando la fede si fa perseverante diventa un gemito dello Spirito, un grido dell’anima. In tal modo la preghiera diviene la più grande forza di trasformazione del mondo. Di fronte a realtà sociali difficili e complesse […] occorre rafforzare la speranza, che si fonda sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile. È la preghiera a tenere accesa la fiaccola della fede. Quindi in questo brano del Vangelo, come anche nella prima lettura, si sottolinea l’importanza della preghiera: nella prima lettura la preghiera comunitaria, mentre nel Vangelo quella individuale. Unendo la preghiera comunitaria con quella personale allora possiamo alimentare la nostra fede.
Fa’, o Gesù, che io non mi separi mai da Te. Amen.